10.1.05

Cari, vecchi tempi...

Nostalgie di fine vacanze. Smonti le luminarie ormai spente e torni romanticamente (e con un bel groppo in gola) ai bei tempi andati: la calza, la befana, l’infanzia, le vacanze agli sgoccioli e la tv di circa trent’anni fa. Quella tv che passava dal bianco e nero al colore… ma non solo per questo prodigio tecnico sapeva regalarci momenti di autentico stupore.
I compagni, virtuali e quotidiani, dei pungui e stanchi crepuscoli vacanzieri (ma anche dei lunghi pomeriggi primaverili o delle serate uggiose) erano allora i primi eroi di un mezzo divenuto, per format e contenuti, quasi sperimentale: i supereroi cartacei ma animati di Supergulp!, i cattivissimi robot giapponesi e i redivivi miti della rivista teatrale (tornati a nuova vita sul piccolo schermo), l’Almanacco del Giorno Dopo e Oggi le Comiche, la “fatina” Maria Giovanna Elmi, ‘Furiacavallodiuest’ e i Muppets, il duopolio Silvan/Binarelli, la Parisi e i diverbi fra Sandra e Raimondo, Barbabapapà e Kojak, Bernacca e Heidi, Tribuna Politica e i Programmi dell’Accesso, il pappagallo Portobello e il fremente annuncio “Rischiooo!”. Erano anche ‘vere’ domeniche, quelle televisive, combattute fra Domenica In (condotta da uno stratosferico Corrado) e, in blasfema alternativa, l’irripetibile Altra Domenica di arboriana intuizione: praticamente un pulpito elettronico dal quali potevano ancora sfogarsi pubblicamente tipini come Dario Fo e Roberto Benigni (politicamente “estremamente scorretto” e non ancora convertito al successivo, stucchevole buonismo). E la sera ci si divertiva davvero, incantati dall’orgia di colori e lampadine, cullati dalla prima discomusic e dalla comicità d’avanguardia del dilagante cabaret di Non-Stop.
La domanda sorge spontanea: quanti anni-luce sono passati, da allora?
Oggi, nonostante le fasce orarie siano ormai sature e l’offerta (tristemente) omogenea, non si può che biasimare la totale assenza – pubblica e privata – di creatività e d’innovazione, dettata forse più dalla volontà di non ‘rischiare’ censure che dalla necessità di imbambolare un’audience anestetizzata, considerata comunque più un potenziale bacino commerciale che un vero e proprio pubblico capace di giudicare e scegliere. Povera, cara, vecchia tivvù: ti trovi in piena regressione Leccisiana ed ormai brancoli smembrata e ridotta a mero contenitore, strumentalizzata in funzione del valore degli inserzionisti! Parafrasando quel tale, ci verrebbe da dire: “Bella la pubblicità: peccato sia interrotta così spesso dalle trasmissioni…”. E sono passati ‘solo’ trent’anni: più o meno un secolo.

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