8.11.04

Il Grande Bordello

L’espulsione del concorrente Guido Genovesi, di anni 39, dalla Casa del Grande Fratello a causa di una sequela ingiustificata di espressioni blasfeme (leggi: bestemmie a catena), è solo l’ultimo spasmo agonico di una trasmissione stantìa, vacua e asfittica, alla ricerca (forse) dello ‘scandalino’ o dell’incidente fortuito per riconquistare, dopo le prime pagine di qualche anno fa, qualche riga a piè di pagina nel supplemento degli spettacoli. Una delle ultime sintesi, ad esempio, in due ore allucinanti è riuscita a proporre solo discorsi insensati, fumi di sigarette a gogò, proposte di orge e una quarantina di lattine di birra bevute da soli tre concorrenti. Praticamente un bordello catodico. Qualche giorno prima, però, la stessa emittente Italia1 aveva deciso di invertire le trasmissioni domenicali “Le iene” e “Mai dire Grande Fratello” della Gialappa’s Band poiché sembrava che non solo l’originale, ma addirittura la parodia dello stesso format non sia più in grado di rianimare gli entusiasmi perduti e che il pubblico ne stia decretando un lento - ma cresecente - oblìo.
Nauseati dall’overdose mediatica di concorrenti ed ex-concorrenti riciclati come ballerini, cantanti, opinionisti, “tuttologi” e, comunque, ‘ospiti di qualcosa’, il Grande Fratello ha bruciato in fretta la propria aura di novità ripetendosi ogni anno sempre più simile a sé stesso e calcando, spesso in modo volgare e inopportuno, tratti umani e comportamentali “estremi” confermando la massima che “in televisione sia lecito tutto” pur di raggiungere lo share perduto.
Laddove il voyuerismo e la novità per l’uomo comune messo in gabbia spingeva la curiosa morbosità e l’immedesimazione - affermando nel contempo personaggi pittoreschi e originali, uno su tutti Pietro Taricone -, la riproposizione seriale di soggetti sempre più schizofrenici e caricaturali (non sapremo mai se fisiologici o scenografici) e l’elevazione progressiva di quegli stessi “comuni mortali” a personaggi onnipresenti e onniscenti (basta guardare una qualsiasi puntata di Buona Domenica o del Maurizio Costanzo Show), ha progressivamente e giustamente saturato il pubblico e impoverito ulteriormente la già misera parata di ospiti fissi nelle trasmissioni d’intrattenimento pomeridiano.
A partire proprio dalla prima edizione, forse l’unica ad aver avuto ragione di esistere sia a livello culturale che televisivo, di anno in anno i “volti” della Casa smettevano di essere dei nomi veri e propri, con una propria personalità e simpatia, e cominciavano ad essere incarnati da un “comportamento” (sempre più schizoide): conosciamo, infatti, più la “Darlàvia” creata della Gialappa’s che il vero nome di Katia dell’edizione scorsa. Inoltre, indicativa proprio di questo decadimento progressivo potrebbe essere stata anche la sparizione, in corso d’opera, della conduttrice Daria Bignardi, sofisticata e trendy, a favore di quel beoto richiamo: “Ragaazziiiiii….” imposto dalla sempre più gommata e virtuale Barbara d’Urso, degna (o indegna) padrona della famigerata Casa.
Diceva Woody Allen: “Sono certo che se andassi alla Carnagie Hall a vomitare sul palco, qualcuno avrebbe il coraggio di chiamarla Arte”. Più o meno…

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