8.8.05

Metti una sera il Paso...


Ci voleva la sensibilità e l'abilità giornalistica di Simona Ercolani e di una puntata del suo "Sfide", lunedì scorso, per rispolverare degnamente la carriera di alcuni indimenticabili miti del motociclismo italico, tra i quali spiccava la montatura e il ciuffo ribelle di Renzo Pasolini, il nostro "Paso".

Devo confessare che per chi, come me, era troppo piccolo per ricordarne le gesta, la carriera e l'aura dell'eroe sportivo, un pò ammirevolmente scriteriato, dei tempi antichi della meccanica, rivedere quegli occhi tristi incorniciati da una lente da intellettuale prestato alla velocità è stata una rivelazione. Contestualmente alla sua voce in sottofondo, infatti, gli archivisti RAI sono riusciti a proporre anche immagini in bianco e nero e colore relative alle gare 'giurassiche' - viste con l'occhio della tecnologia moderna e delle recenti norme sulla sicurezza - che si tenevano sui lungomare della nostra Riviera. Curve e rettilinei di un circuito a noi familiare: una sola balla di fieno frapposta fra i duecento chilometri orari e l'abituale muretto sul quale leggere il giornale la domenica mattina: questo rappresentava la differenza fra la vita e la morte nelle corse del motomondiale di trent'anni fa. In sottofondo, un ragazzo ombroso e straordinariamente normale si confessava al giornalista televisivo di fronte al Belvedere, passeggiando sul Porto Canale - la 'palata' - in una monocromia così vivida e affettuosamente 'nostra'.

Rimane l'amarezza nel constatare la maggiore sensibilità e capacità divulgativa dimostrata dalla televisione pubblica: come per lo speciale della settimana precedente dedicato a Marco Pantani, anche in questa occasione una trasmissione nazionale riesce a toccare le corde dell'animo locale meglio di quanto riesca a fare una 'festa' motociclistica (con polemiche annesse) o di tanti altri eventi di maniera, coinvolgendo inoltre parenti e amici in un ricordo affettuoso, toccante e degno della figura e dell'eredità sportiva di alcuni personaggi eccezionali.

Anche se vincente, nessuno è profeta in patria.

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