12.7.05

Anna Falchi: scene da un patrimonio



[pubblicato anche su TvBlog]

Coerentemente all'attuale campagna "Make Poverty History" - lanciata da tutte le ONG in occasione dell'ultimo G8 - Lady Finanza ha trascorso alcune intense settimane in ideale sintonia con lo spirito di Bob Geldof, per risolvere definitivamente i (propri) problemi finanziari e invadendo, come o forse più del Live8, tutti gli schermi, le rotative e le sciampiste disponibili.

Diciamo pure che dopo il Live8, il G8, una strage metropolitana e l'inasprirsi della guerra in Iraq non è che ce ne freghi troppo di questa sbarazzina dello schermo, passata astutamente da uno showman ad un motociclista e approdata - per la gioia della pagina Costume e Società di ogni TG2 che si rispetti - ai lidi ben più sicuri della speculazione. Su questo in neoconiugi concordano.

"Ognuno ha gli eventi che si merita", direbbero i vecchi. Del resto, con un televisore a palazzo Chigi (Michele Serra) e nessuna Grace Kelly in abito nuziale da guardare sospirando (non sapendo se invidiare più la grazia sofisticata della sposa o l'austera eleganza del marito), dobbiamo accontentarci di trepidare per le gesta di una meticcia vikingoromagnola, figlia di una delle tante avventure riminesi che avrebbero fatto la gioia di Fellini e della quale la storia non saprà se ricordare - con un certo imbarazzo - più la velocità con le quali le sono cresciute le tette, l'accurata selezione di illustri partners o l'abilità mediatica del nulla elevato a fatto di cronaca.

A questo punto, noi menefreghisti ad oltranza dell'episodio in sé e semplici cantori-forzati delle gesta (in quanto immagini) della pasionaria della Costa Smeralda, auspichiamo scenda un doveroso silenzio sull'accaduto: Anna ritorni al suo focolare dorato e Stefano ai suoi impasti di denaro.

Vivremo sicuramente felici e contenti.

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