3.11.05

Vespa do Nascimento

Ieri sera la TV ci ha presentato due forze, fisicamente uguali e moralmente contrarie: il prepotente - ma sussurrato - ritorno di Marco Travaglio (bentornato: mi mancavi!), in grande spolvero per la prima puntata stagionale de L'Infedele di Gad Lerner - dedicata inevitabilmente alla Censura televisiva - e un insolitamente paleoculturale Porta a Porta.

Mentre nel salotto chez Gad abbiamo assistito ad un imparziale quanto intenso dibattito, finalmente diretto e non becero, su molti argomenti di politica contemporanea (par condicio, censura, strategie di comunicazione, leadership), discussi in modo cosciente e vis-a-vis da opposte posizioni, nel serraglio di Bruno Vespa è andata in scena l'apoteosi del pop - nel senso più grottesco del termine - dal titolo "la superstizione degli italiani". In senso più diretto e meno ipocrita, un viaggio postmoderno attorno alla sfiga.

Quando ci si interroga sulla qualità della televisione italiana e dei programmi di approfondimento giornalistico, non si dovrebbero dimenticare questi due estremi: mentre uno discute di problemi reali con giornalisti, intellettuali e ministri, l'altro ritorna al futuro ospitando una varia umanità accessoriata di gatti neri, corni e malocchi, dimostrando una volta per tutte che oggi in televisione viene mostrato e contrapposto - sempre più spesso - un paese virtuale a quello reale, con propri problemucci, rimedi antichi e gesti scaramantici che tutto risolvono.

Se su La7 si discute di mafia e campagna elettorale, su RaiUno viene intervistato il Sindaco del "paese che porta male". Se Lerner si può fregiare del rientro di Travaglio sugli schermi nazionali, Vespa - dal canto suo - attende l'incitamento del pubblico per posizionare una scala aperta in mezzo allo studio per passarci sotto (previa manipolazione di un ferro di cavallo), con quel suo appeal rivoltante da compagno di banco che tutto sa. Mentre L'Infedele esplora le evoluzioni degli spot elettorali degli ultimi dieci anni, Porta a Porta intervista la Maga Ester, la cartomante dei divi: poi abbiamo il coraggio di condannare Vanna Marchi...

Nel frattempo Paolo Crepet, forse finalmente cosciente dell'imboscata culturale alla quale è stato invitato, è andato scomparendo progressivamente nella poltrona di pelle bianca dell'estremo angolino sinistro. Ne abbiamo dedotto la presenza solo per la timida segnalazione che "la castagna di ippocastano porta fortuna".

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