10.1.06

MALEvisione...

La Legge 223 del 6 agosto 1990 (“Legge Mammì”), recita testualmente: “È vietata la trasmissione di programmi che possano nuocere allo sviluppo psichico o morale dei minori che contengono scene di violenza gratuita o pornografiche, che inducano ad atteggiamenti di intolleranza basati su differenze di razza sesso, religione o nazionalità. È comunque vietata la trasmissione di film ai quali sia stato negato il nulla osta per la protezione o la rappresentazione in pubblico oppure siano stati vietati ai minori di anni diciotto.

In caso di violazione del divieto di cui al comma 11 del presente articolo si applicano le sanzioni previste dall'articolo 15 della legge 21 aprile 1962, n. 161, intendendosi per chiusura del locale la disattivazione dell'impianto. I film vietati ai minori di anni quattordici non possono essere trasmessi né integralmente né parzialmente prima delle ore 22,30 e dopo le ore 7
”.

Su questa base legislativa – moralmente ineccepibile, almeno idealmente, ma di ardua applicazione filologica – sono stati compiuti, negli anni, veri e propri “sfregi” artistici su numerose pellicole d’autore (originariamente “vietate ai minori”) per renderle idonee alla trasmissione catodica: tra i tanti, ad esempio, ricordo la scellerata eliminazione della scena della sodomizzazione “intuita” di Marsellus Wallace in Pulp Fiction (Quentin Tarantino, 1994), della durata di poche decine di secondi ma fondamentale alla piena comprensione dello scorrimento del plot (necessaria, però, ad abbassare il divieto ai “minori di 14 anni” e permettere il passaggio della pellicola sui candidi teleschermi della prima serata nazionale e familiare).

Simmetricamente alla ratio della norma - pedagogica e fortemente educativa, almeno sulla carta – i telegiornali oggi, invece, appaiono sempre più affrancati dal senso del pudore e della responsabilità sociale di certe notizie e immagini. E’ di ieri pomeriggio alle ore 17:00 (ovvero la punta massima di ascolti dei minori, tra una partita a videogames e un cartone animato) la trasmissione delle immagini, da parte del TG1, della fredda esecuzione di Fabrizio Quattrocchi; mentre poche settimane prima di Natale, durante l’edizione delle 13:00 del TG5 (ovvero al ritorno a casa da scuola degli amati pargoli), sono state diffuse con ampia enfasi e angosciato pathos ematico le dettagliate immagini, girate direttamente nella baita e poche ore dopo il delitto di Cogne: come in una trance demenzial-giornalistica, non sono mancati ovviamente abbondanti zoom sugli schizzi di sangue a parete e sulle pozze scure a pavimento (doverosi per i medici legali e arma di ordinanza dei sedicenti giornalisti).

A volte fatico profondamente a comprendere e descrivere, alla mia logica, la televisione e la fisionomia della società di cui è specchio.

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