2.1.06

L'Anno che Verrà?

Costretti a casa da motivi di solidarietà amicale (una collega stava soffrendo pene d'amore), abbiamo acquistato gli ingredienti necessari a preparare un dignitoso cenone 'home made' e prospettato di sbarcare nel nuovo anno accompagnati dalle immagini trash/pop di un sano, vecchio Capodanno televisivo nazionalpopolare. Nonostante fossimo domiciliati a poche centinaia di metri dal palco (a Rimini), il programma si annunciava interessante: dalla famiglia Carrisi ad un obnubilato Grignani, passando per Cristiano Malgioglio, caricatura di sè stesso. Fuori, una temperatura parapolare e una pioggia ghiacciata promettevano disagi: due anni fa li sopportammo per Ivano Fossati e Fiorella Mannoia in quel di Roma... ma apparivano già insostenibili, sulla carta, nella lunga attesa di ascoltare Sbucciami in versione latina (=Pélame).

Al momento di preparare gli antipasti, distrattamente avevamo sintonizzato il televisore sullo "spettacolo" per lasciarci accompagnare dal soliloquio piacione di Carlo Conti, quel personaggio che - non so perché - sa immancabilmente di già visto. Non discorsi, ma chiacchere di sottofondo: assolutamente tollerabili. Già seduti a tavola, invece, il brodo andava storto nel vedere Marzullo porre agli artisti alcune domande - assolutamente surreali, dati il luogo, il momento e l'interlocutore - alle quali solo Alex Britti è riuscito ad opporre un beffardo e intelligente 'boh?' (ovvero quello che tutti si aspettavano, o che speravano dicesse). Tra una canzone e l'altra, non sono mancati quiz telefonici con i telespettatori, le immancabili vallette a tranci (considerando l'abbigliamento succinto e il clima antartico) mute ma sorridenti, molti luoghi comuni e litri di risate inamidate. Nel frattempo, risuonava frequente, greve e solenne il conto alla rovescia verso la mezzanotte, cominciato scandendo manciate di ore e minuti: un buon rifugio al niente da dire.

Ormai storditi dall'alcool, dalla digestione ingolfata e dalla lentezza della trasmissione, il brindisi è arrivato clandestino e improvviso: ci siamo ritrovati a stappare il 2006 accompagnati da quell'aria triste di festa di periferia, dipinta con maestria da Paolo Villaggio nel primo Fantozzi ed emanata dal televisore ormai esausto... colpo di grazia inferto ad un annus horribilis.
Mi chiedo: perché adattare uno spettacolo musicale ai tempi televisivi, imponendo agli spettatori assiderati un quiz tratto dai più bassi repertori domenicali? Perché non ritornare alla trasmissione di un evento - che evento deve essere, non ripetizione stanca di linguaggi e messaggi pomeridiani - evitando di riproporre le domande Marzulliane o il gossip di terza mano di Malgioglio (la storia di Angelina Jolie e di Bredde Pitte...)?

Se queste sono le premesse, il titolo della nottata ("L'Anno che Verrà") appare più una minaccia che una promessa.

Buon 2006 a tutti.

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