22.7.04

Un pò di cultura, finalmente...

Questa rubrica si è sinora occupata unicamente di trasmissioni della fascia tecnicamente definita di “seconda serata”. Il motivo è semplice: dopo l’orgia di fiction, reality-show e stranamori diurni la televisione italiana sembra aver “relegato” attorno alla mezzanotte i propri figli più prodighi, se non di contenuti quanto meno di originalità. Pregevoli operazioni anticonvenzionali di divulgazione culturale si alternano, nell’ora mannara, a tentativi maldestri – ma apprezzabili - d’innovare vecchi format, sia sulle emittenti locali che su quelle nazionali. Purtroppo, dato l’orario non proprio ‘popolare’, tali “perle” sono destinate ad intrattenere un’esangue audience provata nella mente e nel fisico sia dalle precedenti offerte di palinsesto che dal sonno incombente.
Tra le migliori proposte culturali di questa fascia ‘protetta’, segnaliamo una sofisticata trasmissione che vede protagonista indiscusso Philippe Daverio (scrittore, critico d’arte ed ex assessore alla Cultura del Comune di Milano) che, in compagnia di altri intellettuali, seduto attorno ad una cena in Maremma conversa amabilmente di movimenti artistici e culturali, alternando filmati di approfondimento a scambi di vedute placide e competenti. Una volta conscio di essere effettivamente sintonizzato su un’emittente italiana, caso strano trattandosi di cultura e di toni civili ed “educati”, lo spettatore non può non apprezzare il linguaggio amichevole utilizzato - ma al contempo accademico ed impegnato - ed una serie di documenti filmati di estremo interesse, tali da divulgare in modo chiaro e coinvolgente aspetti nodali (o meno noti) di fenomeni storici altrimenti incomprensibili ai più. Si può fare allora cultura, con la ‘c’ maiuscola, senza annoiare? Daverio ci insegna che è possibile e con risultati lusinghieri.
Questa constatazione, oggettiva e disarmante, apre una più ampia valutazione sul valore attuale della televisione pubblica e sul ruolo divulgativo che essa dovrebbe, almeno idealmente, interpretare. E’ ammissibile la deportazione oraria subita da questo tipo di trasmissioni? E’ comprensibile un’organizzazione del palinsesto sulla base del solo share, finalizzato alla vendita di spazi pubblicitari in fasce più pregiate? E’ giusto che la televisione pubblica, in questo senso, si debba attenere alle regole commerciali della televsione privata, considerando gli spettatori non come pubblico di cittadini da educare ma come consumatori potenziali da coinvolgere?

12.7.04

Benvenuti nella casa delle Playgirls

Quando il reality-show sposa il trash nasce PlaymenTV: il primo – e speriamo ultimo – tentativo nostrano di fondere immagini sexy, pruriti ormonali e voyeurismo usa-e-getta all’ormai vetusto ed esangue format del Grande Fratello. Aggiungiamo a tale, esplosivo meccanismo una conduttrice intellettualmente svestita (tale Melanie Alyssa Moore, “modella, pittrice e poetessa” la sua sintetica biografia) che, tra un filmato e l’altro, stimola - nel vero senso della parola - i telespettatori al confronto accademico su sofisticate analisi che spaziano dall’arte (“L’astrattismo di Salvador Dalì”) alla biologia (“L’importanza degli odori”, “Il significato del sonno”), approdando trionfalmente all’antropologia matrimoniale (“Chi è lo sposo maiale?”).
Le giovani sirene rampanti risiederanno sino a fine luglio in una villa a Zibido San Giacomo (Milano), condividendo assieme ai telespettatori attività quotidiane altamente formative quali gare di lap-dance e body painting o accesi dibattiti sulla consistenza delle proprie natiche. Non mancano le riprese integrali di doccie e bagni in piscina, nella migliore tradizione Rizzoli (nel senso di Annamaria, indimenticata starlette del trash-movie anni Settanta). Le uniche differenze con il Grande Fratello originale sono il permesso di uscire dalla Casa dopo le ore 21 (per poter organizzare scorribande in discoteca ed avere “materiale umano” su cui speculare collegialmente la mattina successiva) e la sostanziale mancanza di un’ ‘eliminazione’ dal gruppo (si può esprimere sì la propria preferenza attraverso un costosissimo televoto, ma non ‘cacciare’ la fidanzata virtuale di altri sventurati): alla vincitrice spetterà semplicemente un servizio sulle pagine del Playmen cartaceo, se ci fosse bisogno di saperne di più.
Le agguerrite ragazze in gara sono Duny Martinez, cubana; Lyuba Lyenik, ucraina; Benedetta Vipera, Perugia; Joulia Poligalova, russa; Marika Fruscio, Agrate Brianza; Elisa Locatelli, Bergamo; Danila Suriano, Torino; Tiziana Canale, Palermo; Stefania Cerminara, Crotone; Alina Deaconu, rumena. A ognuna di esse è associata una particolare caratteristica fisico-attitudinale (la “mediterranea”, la “dominatrice”, etc.) in un crescendo virtuoso di erotismo spicciolo pret-à-porter: siete pronti alla prossima nomination?

1.7.04

Più che Sgarbi sembra Socci

Tra nudità e televendite, tra riproposizioni di goal europei e metodi infallibili per vincere al lotto, si aggira da qualche tempo sui nostri soporiferi schermi notturni un curioso personaggio, metamorfico e onniscente. Ha da poco ammesso di non chiamarsi effettivamente Andrea Sgarbi, come trionfalmente annunciava al suo debutto televisivo, e di non essere quindi figlio riconosciuto dell’omonimo critico (nonostante l’illustre paternità sia stata reiteratamente rivendicata “per gioco” dal 2001 sugli schermi di Rete7)… anche se la somiglianza emaciata e formale – fisica, non dialettica - è tangibile. Lo diremmo più parente prossimo dell’Antonio Socci di Excalibur, considerando soprattutto lo stato di agitazione ideologica quasi parossistica in cui tende a trascendere ogni volta che esplica, all’assopita audience, aspetti accademici e culturali “a sostegno dell’inferiorità dell’Islam” o “le somiglianze tra omosessualità e bestialità”.
Il nome del novello Giovanno d’Arco catodico, anzi canonico, è Andrea Dipré, conduttore di una trasmissione-cult (clonata, appunto, dalla ben più famosa “Sgarbi Quotidiani”) intitolata “Dipré e la modella” in omaggio alla malcapitata co-protagonista, desnuda e costretta a sorbirsi in piedi il quotidiano anatema del Responsabile Federale di TelePadania. Con un certo vanto, infatti, il conduttore afferma di aver tentato una fallimentare carriera politica, prima nella Margherita e poi nell’Ulivo, approdando definitivamente ai fasti della Lega in Trentino.
Tralasciando il giudizio meramente ideologico, quantomeno bizzarro ma ricorrente, non si può non apprezzare lo sforzo culturale svolto nell’ora antelucana, volto ad educare un manipolo di distratti spettatori ed espresso sì con saccenza ma con una consistente dose di buona volontà.
Uniche note dolenti: la mano destra immancabilmente appoggiata al mento, meditabonda e ruffiana, alla Bruno Vespa, e le esigenze commerciali di Rete che spesso interrompono definitivamente la verve pedagogica del maître-a-penser con l’improvviso annuncio di un nuovo servizio di telefonia erotica.